Coronavirus: a Torino i controviali riservati alle bici e ai monopattini

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Coronavirus: a Torino i controviali riservati alle bici e ai monopattini

Continuano le proposte per la fase due dell’emergenza Coronavirus in Italia. A Torino, la giunta comunale sta studiando il progetto proposto dalla Consulta della Mobilità Ciclistica che propone di riservare i controviali della città esclusivamente alle biciclette e ai monopattini durante questa seconda fase della ripartenza.

 

Le associazioni della Consulta della Mobilità Ciclistica e della Moderazione del Traffico hanno sottoscritto, insieme ad altre Associazioni impegnate per la mobilità sostenibile e l’ambiente riunite in un Coordinamento nazionale, una lettera inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri Conte e al comitato tecnico guidato da Colao contente le proposte per una mobilità nuova, dolce e sostenibile, a partire da una rete ciclabile d’emergenza.

 

Per il capoluogo piemontese, le associazioni hanno chiesto all’amministrazione cittadina di iniziare a prendere provvedimenti per realizzare subito un Piano di Mobilità di Emergenza e Transizione per la città al fine di promuovere la mobilità attiva e sostenibile, a piedi, in bici e in monopattino, rendendo sin da ora tutti i controviali di Torino ciclopedonali, con accesso ai veicoli a motore solo per la svolta, il posteggio e l’accesso alle abitazioni e con limite di velocità massimo a 20 km/h.

 

Accanto all’emergenza sanitaria che ha cambiato radicalmente le nostre abitudini di vita nell’ultimo mese e mezzo, con la graduale riapertura della fase 2 si profila un’altra emergenza, quella stradale. Man mano che le strade torneranno a essere popolate con l’allentamento delle misure di sicurezza, seppur auspichiamo un ritorno alla promozione del trasporto pubblico locale, almeno in una prima fase il suo uso sarà fortemente ridotto, sia a causa della sfiducia della popolazione nella sua sicurezza, sia per le misure di contingentamento dell’accesso che sin da ora si prospettano per mantenere il distanziamento fisica. Il timore è quello di avere, nella fase della ripartenza, un eccessivo numero di mezzi privati in movimento in città creando ulteriori problemi ambientali e di mobilità.

 

La Consulta ha dunque chiesto all’amministrazione cittadina di pensare a interventi immediati per scongiurare per la città di Torino una ondata massiva di motorizzazione e un’ancor più iniqua redistribuzione degli spazi in favore dell’automobile, come sottolineano i dati preliminari provenienti dalla Cina. Molti altri Paesi si sono già attrezzati per intervenire in questo senso e sopperire alle future carenze del trasporto pubblico locale, che al momento copre fino al 55% degli spostamenti nelle grandi città, e fornire alternative efficienti e sicure all’auto privata: i casi di Budapest, Bogotà, Philadelphia, Minneapolis, Oakland, Vancouver, Calgary, Vienna, Città del Messico, Berlino e Londra sono solo alcuni degli esempi di città che hanno ridistribuito gli spazi urbani.

Pubblicato il 17 Aprile 2020
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