“Tre sorelle. Nevica. Che senso ha?” e il tempo sospeso di Čechov al Teatro Carignano di Torino
Al Teatro Carignano ha debuttato lo scorso 17 marzo 2026 la prima nazionale di “Tre sorelle. Nevica. Che senso ha?”, nuova creazione firmata da Liv Ferracchiati e ispirata al testo di Anton Čechov. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, resta in scena fino al 29 marzo 2026, prima di intraprendere una tournée che toccherà diverse città italiane. Un appuntamento importante per la stagione teatrale torinese, che si arricchisce di una rilettura contemporanea di un classico del Novecento.
La scrittura di Ferracchiati si inserisce nel solco della tradizione cechoviana, mantenendo al centro le figure di Olga, Maša e Irina, sospese in una dimensione provinciale che limita aspirazioni e desideri. Ambientato nella Russia dei primi del Novecento, il dramma conserva intatta la propria tensione esistenziale: un tempo che scorre senza offrire direzione, una quotidianità che lentamente consuma ogni slancio. In questa riscrittura, tali elementi emergono con chiarezza, rivelando una consonanza con la sensibilità contemporanea, segnata da precarietà e smarrimento. Un presente costantemente in bilico tra passato e futuro che non riesce a sganciarsi dal primo e a tendere verso il secondo.
Il progetto artistico si avvale della dramaturgia di Piera Mungiguerra e della consulenza letteraria di Margherita Crepax, con in scena un cast di talentuosi interpreti: Francesco Aricò, Valentina Bartolo, Giovanni Battaglia, Giordana Faggiano, Rosario Lisma, Riccardo Martone, Antonio Mingarelli, Marco Quaglia, Livia Rossi e Irene Villa. L’impianto visivo e sonoro è affidato alle scene di Giuseppe Stellato, ai costumi di Gianluca Sbicca, alle luci di Pasquale Mari e al suono di Giacomo Agnifili, con aiuto regia di Adele Di Bella.
Al centro della visione registica si colloca una riflessione sul tempo e sulla memoria, evocata anche da simboli scenici come l’orologio infranto, emblema di una frattura irreversibile. Ne emerge un racconto che attraversa il senso dell’esistenza, tra attese sospese e frammenti di vita, dove persino la domanda più semplice — “Nevica. Che senso ha?” — diventa chiave di lettura dell’intera opera. A questa tensione si affianca una progressiva dissoluzione dei punti di riferimento, in cui anche il passato perde consistenza e il presente si distende in una continuità senza sbocchi, richiamando una sensibilità profondamente contemporanea. Una condizione che risuona nel mondo di oggi, segnato da incertezza e precarietà, dove il desiderio di cambiamento resta spesso sospeso, in equilibrio tra ciò che è stato e ciò che ancora non trova forma.
Lo spettacolo sarà in scena fino al 29 marzo, potete acquistare i biglietti qui.











