Ecco perché il Piemonte è zona rossa: i criteri del Dpcm

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Ecco perché il Piemonte è zona rossa: i criteri del Dpcm

Nella serata di ieri il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ufficializzato il nuovo Dpcm del 4 Novembre 2020 contenente le nuove misure per arginare la seconda ondata dell’epidemia di Coronavirus. Per le nuove disposizioni governative, le regioni sono state classificate in base al livello di pericolosità che ha determinato l’inserimento delle stesse nelle cosiddette regioni gialle, arancioni e rosse. Tre colori diversi per designare i diversi gradi di allerta: dal più alto, le cosiddette regioni rosse, al più basso, quelle di colore giallo.

 

Il Piemonte è da ieri zona rossa, insieme alla Lombardia, alla Valle d’Aosta e alla Calabria. In questa fascia sono state inserite le regioni considerate in una situazione di “massima gravità”, ovvero compatibile con quella ipotizzata nello “scenario 4” del documento dell’Iss con un Rt sopra l’1,5 e una «trasmissibilità non controllata» del virus. Per queste regioni sono state previste le misure più restrittive.

 

Molti si sono chiesti come sia possibile che altre regioni come Veneto e Campania con numerosi contagi non rientrino nella stessa categoria, ma siano addirittura zona gialla. In realtà, i parametri per la definizione di tali “colori” non si limitano ai soli contagi. Ci sono infatti 21 indicatori che hanno portato a stabilire l’appartenenza delle varie regioni alle 3 categorie di allerta. Oltre all’Rt, ci sono il tasso di occupazione dei posti letto, il numero e la tipologia di figure professionali dedicate a ciascun servizio e la percentuale di tamponi positivi.

 

Ecco i 21 criteri alla base della classificazione:

 

1. Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
 
2. Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
 
3. Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
 
4. Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
 
5. Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale).
 
6. Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata (opzionale).
 
7. Percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese.
 
8. Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi.
 
9. Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale).
 
10. Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracìng.
 
11. Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento.
 
12. Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata una regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati.
 
13. Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni.
 
14. Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione).
 
15. Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella COVID-net per settimana (opzionale).
 
16. Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata COVID-19 per giorno.
 
17. Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito).
 
18. Numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note.
 
19. Numero di accessi al PS con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici riconducibili a COVID-19 (opzionale).
 
20. Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti COVID-19.
 
21. Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-19.
 

Sono dunque questi i 21 criteri alla base della scelta di inserire il Piemonte in zona rossa.
 

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Pubblicato il 5 Novembre 2020
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